Da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago de Compostela (e oltre)
Da Saint-Jean-Pied-de-Port a Santiago de Compostela (e oltre)
Mi sono sempre detta che mi sarei dovuta sentire pronta per partire all’avventura. Ma ho capito in fretta che “pronta” non mi ci sarei sentita mai. È aprile 2023 quando acquisto il biglietto per Bordeaux, in Francia. Ed è proprio dopo il tasto “Prenota” che inizia il mio cammino fatto di paure, incertezze e un grande mostro da sconfiggere: l’ansia.
Questo sarà un piccolo viaggio dentro il mio Cammino di Santiago attraverso il mio Diario di Viaggio.
Buona lettura e Buon camino <3



Non so se esista davvero un giorno 0. Da aprile a oggi sono cambiate così tante cose che tutti potrebbero essere giorni 0. Ma oggi è un giorno 0 diverso, uno di quelli da cui sono sempre scappata all’ultimo istante. Anno dopo anno i treni mi passavano davanti senza che riuscissi a salire su nessuno “Ma si, prendo il prossimo”. Il prossimo non è mai arrivato. Ma non stavolta. Ho avuto il mega supporto delle persone che mi stanno vicino (e se sono qui è veramente tanto merito loro🌻) e ho deciso che si, alla fine si prova no? Mal che vada si va a Orisson e si torna indietro, e rip.
Sarebbe bello fosse stato semplicemente così. Ho passato giorni spaventata da morire perché io non me la sentivo proprio. Continuavo a dirmi che non ci volevo andare nonostante continuassi a prepararmi. E anche oggi, qui nel lettino dell’ostello a Saint Jean Pied de Port, vorrei scappare. Sarà una notte lunga, ma la felicità che provo nell’immaginare il domani è tanta. Ho così tante domande e così poche risposte. Sarà un’esperienza molto personale, perciò grazie a chiunque seguirà quest’avventura ❤️❤️❤️



GIORNO 1
Come si trovano le parole per descrivere i sentimenti? La paura di non farcela che ho provato oggi è stata così intensa nei primi 10km che è stato come rivivere l’ansia agonistica del risultato. I 27km e il dislivello così importante mi hanno messo un paraocchi che sono riuscita a togliere solo una volta in cima, quando la salita si è ammorbidita e così i miei pensieri. All’improvviso ero lì, sui Pirenei, io e il mio zaino, io e miei bastoncini. Le ore successive di camminata sono state un abbraccio così accogliente che avrei urlato la mia felicità al mondo intero. La nebbia si avvicinava lentamente ma io ero lì, capite? Li davvero! Non stavo leggendo un altro racconto del cammino, erano i miei occhi!!! L’arrivo a Roncisvalle è stato poi surreale: uno ad uno, stanchi, i pellegrini arrivano in questo immenso ostello da più di 200 posti e, sempre con questo bellissimo sorriso, ci si racconta e ci si apre come se ci si conoscesse da una vita. Tutte le età, tutte le nazionalità insieme su un unico sentiero per le ragioni più disparate. Mi trovo su un altro mondo. Mi sento viva. Mi sento compresa. Mi sento a casa. Chiudo gli occhi e lascio che il fresco asciughi le mie guance felici.






GIORNO 2
Mi sveglio con la faccia di chi ancora non ci crede di essere davvero qui. Sveglia alle 5 e si inizia la discesa verso Zubiri. La strada è piena di scritte che leggo con tanta emozione; persone da tutto il mondo che parlano a sconosciuti con il cuore di chi vuole dare amore e supporto. Lo stesso affetto che ho ritrovato nel nuovo ostello. È strano come si creino legami così velocemente qui. Alcune persone, per esempio, scambiano me e Diana per due amiche da una vita. Saranno le lunghe chiacchierate che accompagnano i nostri passi, le storie che ci confidiamo. Tutto ciò che si dice in cammino ha una profondità che mi lascia assolutamente senza parole. Respiro ogni parola e ogni silenzio come se fosse sacro. E così arriviamo a Zubiri, incontrando fin da subito alcuni ragazzi conosciuti la sera prima a Roncisvalle. È come vedere la famiglia dopo 3 mesi fa fuorisede: si è felici di rincontrarsi! La tappa qui a Zubiri è un’emozione unica: insieme andiamo al fiume per rinfrescarci, ridiamo, scherziamo, e così decidiamo di proseguire cucinando insieme. Non serve che lo dica. Ovviamente ho dovuto dare sfogo alle mie abilità culinarie italiane arrugginite causa studentessa in sessione. E così altre storie, altri racconti. “Perché sei qui in cammino?” non ha mai una risposta uguale alle altre, e mi commuovo mentre guardo negli occhi chi cerca di ritrovarsi, di riscoprirsi, di aiutarsi. Ma sai….Forse, poi, alla fine, siamo tutti alla ricerca di qualcosa, ma tendiamo a dimenticarlo persi nella nostra frenetica vita. Dovremmo chiederci forse più spesso “Tu perché sei qui? Cosa cerchi?”






GIORNO 3
Oggi è una giornata di pensieri soffocati. La mattina il mio sonno viene interrotto dalla sveglia e da un bel polpaccio infiammato. Il mio umore è molto giù perché è troppo presto per comprare qualcosa e ho davanti a me 21km. La tappa non è difficile ma dopo i primi 10 chilometri i crampi iniziano a volere il loro momento di gloria. E lo hanno. Oggi la tappa è in solitaria ma non riesco a prendermi il mio tempo per pensare. “Vai avanti, ce la fai, dai, un ultimo sforzo” è l’unica cosa che mi bazzica in testa per le successive ore. È possibile che un muscolo dolorante mi butti così giù? Ci rifletto la sera, una volta sdraiata sul letto a castello (ovviamente in alto così la sofferenza sembra prolungarsi fino alla fine della giornata). È la mia mania di controllo o la paura di dovermi fermare a prendere il sopravvento sulla mia testa? Gli imprevisti capitano, e questo è un imprevisto banale. Va bene rallentare, va bene andare piano, va bene anche fermarsi se serve. Non solo per il cammino, ma nella vita. Cavolo, corriamo a 100 e appena non riusciamo più a spingere al massimo entra il panico. Perché? Mi chiedo verso cosa corriamo? O da chi e da cosa fuggiamo via? Mi sento un’idiota a stare giù solo per dei crampi. Guardati intorno, guarda dove sei. Fermati un secondo.
Il cammino mi sta sbattendo in faccia le mie difficoltà con tanta forza ma, devo ammettere, anche molto senso dell’umorismo. Nel momento peggiore della giornata, mentre zoppico tra i sassi e i bastoncini da trekking fungono più da stampelle che altro, trovo nel nulla del mio cammino in solitaria una poltrona. Ironico vero?






GIORNO 4
Ci sono i girasoli!!! AAAAAH. Okay, seriamente, quanto è bella la sensazione che si prova quando si incontra l’arcobaleno dopo la tempesta? Il mio corpo sembra disintegrarsi sotto i miei stessi passi. I polpacci si ribellano. Onestamente poracci, chi me l’ha fatto fare? Ma quando si apre davanti a me questo bellissimo campo di girasoli, il tutto scompare in un bellissimo profumo che mi avvolge e mi culla verso la nuova tappa. Nella prima parte vengo trasportata dalle lunghe conversazioni con gli altri pellegrini, e in men che non si dica mi trovo in cima all’ Alto del Perdon. Mi siedo e osservo il paesaggio. E penso a quanta strada ho percorso con le mie gambe. Magari per molti di voi non è un’idea così strana, ma per me che ho sempre solo fatto qualche camminata di una ventina di chilometri, pensare che ho già superato i primi 100km del cammino è un pensiero assurdo. Faccio tutta la discesa con questo pensiero fisso e mi emoziono particolarmente pensando a quanto sia bella la vita. A quanto offra la vita. A quanto noi possiamo sognare nella vita. Viviamo veramente in una parte di mondo fortunata, dove puoi attraversare un confine senza nemmeno accorgertene, e camminare centinaia e centinaia di chilometri sentendoti libera. La solitudine dell’ultima parte della tappa è meditativa. Ballo, canto, faccio cose. Mi sento viva. La sensazione di essere arrivata davvero è indescrivibile, rincontrare le persone che hai lasciato durante il cammino è un’emozione unica: ci si saluta come se non ci si vedesse da una vita e si è felici di passare il testo della giornata insieme e ripartire, il giorno dopo per poi lasciarsi e rincontrarsi nuovamente, ancora più felici. La vita è buffa, ma me ne sto nuovamente innamorando❤️






GIORNO 5
Okay, si, ancora girasoli. La smetto promesso (forse)🌻. Mi mettono allegria. Mi sento felice in mezzo ai campi. Fa ridere come frase, ma è la cosa che più mi ripeto in questi giorni. Mi sento felice. Ciò che mi circonda mi rende calma, rilassata, ispirata. Chi mi circonda mi riempie il cuore di emozione. Con alcuni confidiamo tanto di noi e delle nostre vite. Le storie che ascolto mi rendono così piccola in questo mondo. La tappa è abbastanza monotona ma ammetto di non farci particolarmente caso. Lungo il cammino rincontriamo alcuni pellegrini o ne conosciamo nuovi. Conoscere i loro racconti, le loro disavventure e avventure mi libera la mente dalla dalla pesantezza che sembrava aver preso possesso del mio corpo. La tappa è vicina e così il limite del mio corpo. È difficile abituarsi ma, una volta arrivata incontro tre danesi e un tedesco con cui condividiamo la spesa e decidiamo di cucinare. In antropologia lo leggo mille volte al giorno, ma dio quanto è vero: c’è qualcosa di magico nel cibo, qualcosa che avvicina e lega le persone indissolubilmente. Si condivide tutto qui: cibo, acqua, medicine. Tutto è di tutti. La generosità e la cura che hanno le persone degli altri mi lascia sempre senza fiato. Ormai ogni sera vado a letto senza fiato, guardo il soffitto e penso a quanto mi mancherà tutto ciò, a quanto mi ferirá tornare in quella realtà dove nessuno per strada ti saluta con un “Hola, Buen Camino”, e nessuno si preoccupa del “Come vanno i dolori?”. Chissà. È tutto così nuovo e ancora da scoprire. Ho così fame di vita. Chissà cosa mi riserva la vita domani. Chissà dove sarò. Con chi sarò. Vivo.






GIORNO 6
Sveglia alle 5, ci si lava, ci si veste, si rifà lo zaino e si riparte. Ormai sembra esser diventata una nuova routine. Ma i miei movimenti sono ancora lenti. Il mio corpo sta soffrendo questo nuovo ritmo. Forse non ero “pronta” a questo. La mattina, oggi, ha il sapore del vino. Chi non ama un bel bicchiere di vino alle 5:50 del mattino? La fuente del vino è surreale. Ed effettivamente i chilometri dopo passano molto velocemente.
Cammino. Ascolto il mio corpo, cerco di trovare il mio passo. 22km non sono troppi, tranne se hai metà corpo che si ribella. Ma la mia mente è positiva. Voglio arrivare. Oggi è una di quelle giornate dove il paesaggio sembra stare come cornice alla mia ricerca di Los Arcos. Scruto ogni chilometro che mi circonda sperando di vedere presto la meta. Questo mi dispiace, me ne rendo conto. “L’importante è il viaggio, non la meta”. Ma forse, ciò che mi sta suggerendo il mio corpo, è che a volte va bene guardare oltre il viaggio, va bene prendersi una pausa dal “dover pensare” o “dover fare” qualcosa perché sarebbe meglio così. Ma non c’è ombra. E quindi continuo. Mi sento debole, stanca, e devo assolutamente migliorare l’alimentazione e l’idratazione. Sto conoscendo le mie esigenze e i miei limiti. Il sole mi sbatte addosso come un treno, e il cartello Los Arcos appare come una carezza fresca durante un pranzo estivo. Io che non ho mai sofferto il caldo, ora, ne capisco la potenza. Assorbe le mie energie, ma mi regala momenti di profonda riflessione. Penso ai miei amici, alla mia famiglia, ai miei nonni, a quanto Lei sarebbe fiera di me. Lei che non ha mai mollato, che è sempre andata avanti nonostante la vita le avesse messo davanti la potenza di 100 soli addosso. Mi dà forza. Mi dà gratitudine. Nonostante sia stata una giornata difficile, sono grata al mondo di entrare nella mia camerata e ritrovare, ancora una volta, i volti dei miei compagni pellegrini pronti per un pomeriggio insieme❤️ Siamo molto più forti di ciò che pensiamo. E se sentite di dover arrivare per forza, magari, cercate un attimo un posto all’ombra per riposarvi e ripartire quando sarete di nuovo pronti 🌻






GIORNO 7
Una delle ragioni per cui amo iniziare a camminare alle 5 è l’alba. Ogni mattina il mio corpo si sveglia lentamente con lo svelarsi del sole, e ogni mattina il cielo mi regala colori incredibili. Ho paura di camminare nel buio. I rumori a cui non diamo peso di giorno, con il buio della notte, prendono una forma spaventosa. Gli occhi delle piccole pecorelle che pascolano sembrano quelli di lupi inferociti. E quindi, spesso, appena sorge il sole, lo ringrazio. Non ho più paura. E mi ritrovo in una distesa arancione di campi di grano e colline desolate. Mi guardo intorno e mi sento così piccola in confronto alla natura. Le mie paure sono, forse, troppo nella mia testa e poco nella realtà che mi circonda. L’arrivo a Logroño è stato esasperante, ogni chilometro in meno sembrava allontanare quella piccola città che si vede dalla collina. È una sensazione esasperante, soprattutto con il caldo e la fame. Eppure non sapevo che Logroño mi avrebbe regalato una delle esperienze più belle fin’ora. L’albergue parrocchiale è un piccolo edificio adiacente la chiesa in cui si cena tutti insieme al piano di sopra. È la prima volta che faccio una cena comunitaria e mai mi sarei aspettata tale affetto e comunità. Prima di mangiare si ringrazia per il cibo (ognuno ringrazia chi e cosa vuole) e si canta, stonando insieme, la canzone dei pellegrini. I legami si stringono come un forte abbraccio tra una portata e l’altra. E dopo cena veniamo invitati ad un momento di preghiera nella chiesa. Non sono credente, non sono praticante, ma qualcosa in me mi spinge ad andare. Qui si prega Gesù, si prega Dio. Ma ognuno prega e parla con chi vuole. È un momento tanto forte. Gli occhi di queste persone sono talmente profondi che a volte sento di caderci dentro. E assorbo tutto. Come una spugna. I sorrisi, le risate, le difficoltà e le speranze. Una cosa che non manca qui è la gratitudine: la gratitudine di un letto, di un pasto, della vita. E io mi sento grata con loro. Grata anche al sole di sorgere ogni giorno e illuminare quel buio che, spesso, non mi lascia vedere quanto bello ciò che c’è li fuori☀️






GIORNO 8
In questi giorni mi capita spesso di sentirmi sbagliata. Il mio corpo sta lottando ogni giorno per abituarsi a questi ritmi. La mattina sembra essere l’inizio di un nuovo capitolo, ma quando il sole si fa alto esce fuori qualche problema che mette a dura prova la mia camminata. Intorno a me, gli altri, sembrano sempre stare meglio. E la sera l’umore non è dei migliori. Arrivo zoppicante a Najera, e subito mi accolgono con del ghiaccio che, per oggi, sarà il mio accessorio più fashion. Tornando al discorso della mia innata capacità di sentirmi inferiore. Durante la camminata di oggi è capitato di pensare che forse è colpa del mio peso. Per qualche istante la mia mente è tornata al 2021. Improvvisamente ero nella mia stanza a Torino, davanti allo specchio. Davanti a me una persona che non riconoscevo più. Improvvisamente il mio zaino si era caricato di quei 20kg persi con tanta fatica. Per un momento ho dimenticato tutto. Per un momento sono tornata alla me di 2 anni fa. Poi improvvisamente, ritorno alla realtà. Mi fermo. Guardo le mie gambe stanche, le braccia scottate dal sole, e mi specchio in una piccola pozzanghera. Che idiozie. Sicuramente non è il corpo più allenato del cammino, sicuramente non è perfetto, sicuramente ha tanto da migliorare. Ma cavolo, come possono due anni di sudore e fatica sparire così all’improvviso? Io sono molto contenta di ciò che è il mio corpo ora e di ciò che sta facendo, nonostante sia un po’ ammaccato. Gli do fiducia. Il primo giorno mi ha dimostrato che mi sa portare in cima alle montagne, e il secondo giorno fino giù in valle. Il terzo giorno ho scoperto di avere muscoli che pensavo di aver perso per strada e ogni giorno mi permette di raggiungere posti e persone incredibili. Gli devo gran parte del lavoro di quest’avventura. Mi permette di raggiungere i miei compagni e, nonostante il dolore, passare un’altra bellissima giornata felice. Il mio corpo non è solo la mia fisicità, ma è la materialità che mi permette di vivere queste esperienze.☀️






GIORNO 9
Sapete chi sono gli Angeli del cammino? Gli angeli del cammino sono queste persone incredibili che entrano all’improvviso nel tuo cammino e compiono qualcosa di incredibile per te. Io oggi ne ho incontrato 2 e si chiamano Tom e Sam. Tom&Sam Sono due ragazzi americani dal sorriso che illuminerebbe le giornate più nere mai esistite. Tom&Sam entrano nel mio cammino a 3km dall’arrivo a Grañon dopo che il mio ginocchio inizia a fare così male che anche stare ferma era terribile. Prima di incontrarli stavo seduta su una pietra e piangevo così tanto che le lacrime versate per il ginocchio sembravano celare un dolore più profondo. Era tutto così vicino ma così lontano. Ero stanca. Volevo solo tornare a casa. All’improvviso due figure in lontananza. Mi asciugo le lacrime e provo a riprendere il mio cammino. Si avvicinano e mi chiedono se va tutto bene. Il loro passo, fin’ora, era molto più veloce del mio, e dopo le prime chiacchiere gli dico di non preoccuparsi se volevano andare avanti, ci saremo poi rivisti a Grañon. Dovete sapere che rallentare il proprio passo può essere molto stancante quando si è alla fine e c’è un caldo che frigge la testa. Ma loro mi sorridono e guardandomi con affetto e conforto “Nonononono, we’re taking you with us! We’ll go to Grañon together!”. Il calore di quelle parole mi coccola per i successivi 40 minuti fino all’ingresso di quella città. Qui succede di tutto. L’albergue parrocchiale dentro una chiesa, la cena tutti insieme con una mega tavolata bandita da cibo italiano, il pomeriggio di canzoni e balli, e il momento di riflessione nella penombra delle candele della chiesa aperta solo per le nostre riflessioni. Oggi è una giornata forte. Sono immersa negli avvenimenti. Rimango profondamente turbata. Rimango profondamente scossa. Ripenso e ripenso. Ripenso e ripenso. Quanta emozione ho in corpo. Chiudo gli occhi e mi rannicchio pensando alla ragione per cui io meriti tutto questo. Ripenso e ripenso. Ma non ho una risposta, non ancora. Mi addormento, sono tra i miei compagni, sono tra i miei fratelli di cammino, tra gli angeli che ho incontrato fin’ora. Sono felice. Sono viva.🫂






GIORNO 10
Oggi è un giorno lento. Fatto di “riposo”. La tappa è più corta. Lo zaino più leggero. La mente più libera. Il corpo sta meglio ma voglio dedicargli la giornata di oggi. Con alcuni compagni pellegrini decidiamo di fermarci a Belorado e concederci un albergue con piscina. La camminata procede con una nuova serenità. Una di quelle che sentivo mancare da qualche giorno. È come se intorno a me tutto volesse farmi rallentare. Il sole è tenue, come per darmi il tempo di arrivare con calma. Il vento spinge nella mia direzione, come per far riposare il mio corpo. E il colore dei fiori è così brillante da costringermi a guardarli uno per uno. A Belorado, l’atmosfera di relax mi coccola in un galleggiare leggera nell’acqua. I muscoli si rilassano nella freschezza dell’acqua e la mente si distende. In questo stato di completa quiete la mia mente torna al mio rapporto con l’acqua e al mio passato. Ci sono momenti in cui mi manca nuotare. Mi manca gareggiare. Mi manca quella sensazione di sfogare tutta la mia essenza in chilometri e chilometri di nuoto. Con me, a riflettere, un compagno pellegrino anche lui ex nuotatore. Le nostre esperienze sono diverse ma la nostalgia ci stringe come in un abbraccio di conforto. A volte è dura prendere decisioni. A volte le decisioni che prendiamo sono costrette. E sono dolorose. E trovare la forza di prenderle ci rende forti. Siamo forti. Siamo fortissimi. Oggi una parte di me spingeva per il continuare a camminare oltre quei semplici 15km. Ma una parte di me sussurrava che era giusto fermarsi li. Era giusto, per un’altra volta, prendere una decisione per il bene del mio corpo. E il mio istinto sapeva che avrei trovato qualcosa che mi avrebbe fatto bene. Quel qualcosa era affrontare quella decisione di non gareggiare più. Per la prima volta ne parlavo a cuore aperto con qualcuno che ne condivideva il dolore. E ora, non vorrei essere da nessuna parte. Piano piano realizzo che sto davvero attraversando il mio cammino. Un cammino fisico e un cammino mentale. Nella luce tenue del tramonto chiudo gli occhi e ringrazio il sole per quest’altra bellissima giornata insieme. 🌅






GIORNO 11
Oggi è un (altro) giorno felice. Il mio corpo sta molto meglio. I miei passi sono svelti e la mia mente sta già ad Atapuerca, a 30.5km da Belorado. Gli altri del gruppo stanno lì, e nonostante io non abbia mai fatto così tanti chilometri, sento di potercela fare. Il mio fisico si trasforma sotto i miei occhi. Mi piace. È forte. È resistente. Resiste al dolore. Aiutato dalla mia mente e dal pensiero di cucinare e mangiare insieme agli altri. I campi di grano al mattino mi mettono tanta calma. Gioco con le spighe e cammino con le farfalle. Tutto intorno a me è energia. Il bosco respira. Le pause al bar, oggi, si tingono di forza. Io e Tom vogliamo provarci. Quei 30km appaiono più come una passeggiata per trovare gli amici. E gli amici che troviamo in tappa, increduli, ci accolgono con altrettanta energia. Mi siedo stanca sulla sedia di plastica e tolgo scarpe e calzini. Solo chi ha camminato così tanti chilometri sa quanto bella è la sensazione del prato fresco e della brezza estiva sul corpo stanco. Mi sdraio e guardo il cielo. Le nuvole corrono. Ma io sto ferma. Le foglie vibrano dal vento. Ma io sto ferma. Chiudo gli occhi ascoltando le risate dei miei compagni. Impresse nella mia mente alimentano quel fuoco che arde dentro di me. La tavola imbandita, la sedia aggiunta all’ultimo. Quel posto in più aggiunto all’ultimo. Ho difficoltà a contenere le emozioni. È difficile. Guardo gli amici che mi circondano e penso a quanto poco serva per essere felici. Amo la vita. Amo questa opportunità. Amo le persone e amo il mio corpo. Vorrei poter elaborare più velocemente, ma anche questo è parte del mio percorso. Del mio cammino. Ognuno con i propri ritmi. Ognuno con i propri passi.






GIORNO 12
Le grandi città proprio non mi piacciono. Non so cosa non mi attiri, ma dopo giorni nei piccoli paesini spagnoli l’ingresso a Burgos è stato fortemente negativo. L’ingresso in città è durato una vita e l’arrivo alla cattedrale è sembrato come un tuffo nel nulla. Tuttavia, poco dopo, arrivano anche i miei compagni e la piazza si trasforma. Zaino dopo zaino si riempie di pellegrini che, stanchi come me, guardano la cattedrale contenti di essere arrivati. Oggi la meta non mi ispira, ma la bellezza della sua cattedrale mi rapisce. Rimango seduta guardando le persone che passano e notando come cambiano i rapporti da un piccolo paese alla grande città. Nessuno ti vede. Nessuno ti osserva. Sei un piccolo pallino. Nessuno ti augura un buon cammino perché a nessuno importa del tuo cammino. Nessuno ti sorride nei supermercati e nessuno ti chiede da dove vieni e perché sei lì. Anche l’albergue trasmette freddezza. Un grande complesso di 200 letti che trasmette un viavai di persone che non si guardano nemmeno in volto. È forse questo che non mi piace delle grandi città. Le chiacchere con i local sono sempre strane. Come se gli stessi facendo perdere tempo. Ma i miei compagni sono tutti lì, anche chi ha fatto 40km per raggiungermi. Jana. Una pazza furiosa che letteralmente ha camminato 10 ore perché voleva tornare a camminare con me. E tutto il grigiore di quella freddezza scompare. Torno a vedere i colori, i sorrisi e gli abbracci. E scompare anche la fame davanti ad una bruttissima “vera pizza italiana”, che di italiano però ha solo la felicità di stare seduti insieme e condividere, anche oggi, le nostre vite e le nostre esperienze. E, anche oggi, sono grata di essere qui. In un posto che non mi piace, con delle persone a cui devo il sorriso e la spensieratezza dei miei passi.






GIORNO 13
Oggi parto carica. Il mio corpo sta iniziando a sentirsi molto meglio. Davanti a me si aprono le Mesetas, una distesa infinita di campi senza fine. L’orizzonte appare confuso e le spighe di grano danzano con il vento. Oggi la mia mente si distende. Non posso che guardare oltre i miei passi. La strada è dritta e monotona. È la mente che deve abituarsi al sentirsi piccola. La mia meta oggi è un piccolo e intimo albergue sperduto nel nulla poco fuori dal cammino. Dopo Burgos penso mi farà bene. Voglio guardarmi intorno e vedere solo il nulla. Voglio alzare gli occhi al cielo e vedere mille stelle brillanti. Questa sensazione di essere soli. La pace dei propri silenzi. Il pomeriggio lo passo nel piccolo prato soffice dell’albergue. Nessun rumore se non quello del vento e dei miei compagni che chiacchierano. Questa sensazione che percepisco come libertà mi dà una giornata di pace assoluta. La cena cucinata dalla nostra hospitalera Lourdes ha il sapore di famiglia. La tavola imbandita per mangiare tutti insieme ha il sapore di famiglia. Oggi è stata una camminata rilassata. Lunga ma felice. Davanti a me, mi aspettano giorni e giorni di nulla. Un po’ mi spaventano, ma so che troverò una nuova dimensione in cui riflettere e pensare, che alla fine, c’è sempre del bello in tutte le cose.🌻






GIORNO 14
Mi sveglio particolarmente stanca dalla lunga notte passata in bianco. A volte i pensieri scalciano per farsi sentire. Ma l’alba mi regala, come sempre, una felicità immensa. La meta di oggi è ambita. Il Rifugio Ermita di San Nicolas è uno dei posti più belli di tutto il cammino francese. Una piccola chiesa nelle mesetas in cui chiedere rifugio per una notte ad una confraternita italiana. Le prime ore del cammino sono leggere, come se volessi quasi arrivare godendomi questi lunghi silenzi nei campi. Ma quando il sole sorge e le persone iniziano a cercare un posto per la colazione, i miei silenzi si riempiono di preoccupazioni. Tutti sembrano voler correre per questo piccolo posto. Mi guardo intorno e tutti fanno tutto di corsa per poterci arrivare. Mi sento un po’ turbata. Il mio cammino vuole essere lento. Ma noto che vengo comunque presa dalla fretta. Alla fine, dimenticando i bastoncini da trekking in negozio e dovendo tornare indietro, riesco comunque a raggiungere questo posto. È difficile riuscire a descrivere con le parole l’immensa felicità che mi assale quando vedo che tutto il nostro gruppo aveva raggiunto questa meta. Il pomeriggio è magico, si canta, si balla, si preparano snack assolutamente poco salutari con un regalo portato dai frati LA NUTELLA. Io e Sam ci mettiamo, quindi, a preparare biscottini con Nutella, Doritos e anacardi. Sam, solo un americano può fare degli snack così buoni. Il cibo unisce in una stretta sempre così accogliente. E poi il momento della preghiera. Ognuno ringrazia chi/ciò che vuole. Io ancora non so chi ringrazio, ma ringrazio il mondo per ciò che mi regala ogni giorno. Due mesi fa non avrei mai pensato si potesse essere così felici. Mai. Poi la lavanda dei piedi dei pellegrini, tradizione di questo convento da secoli. Infine, la cena italiana cucinata dai fratelli a lume di candele. Ci rechiamo, poi, sul ponte per respirare la felicità di questa giornata. Oggi ho imparato una nuova parola in spagnolo: Ameno. Indica quella forte felicita provata quando si è in compagnia di persone a cui vuoi bene. Ecco, questo. Oggi, ameno.






GIORNO 15 e 16
In questi giorni ho nuovamente difficoltà nell’elaborare i pensieri. Le lunghe distese di nulla appesantiscono il mio zaino di pensieri e la mia camminata si affatica di ragionamenti. Non avere niente intorno a te per ore e ore di camminata ti costringe a guardarti dentro. E quando guardi dentro di te, a volte, non ti piace ciò che trovi. Cerchi di dare un senso a certi meccanismi, forse a giustificarli. Ma il nulla ti fa riflettere. A volte bisogna solo accettare di essere fatti così, che si può migliorare. Come può migliorare il niente che ci circonda con il levarsi del sole. Con l’arrivo della meta. Questi due giorni sono tanto confusi. Come se fossero uno solo. Porto i pensieri con me. Una persona oggi mi dice “Vedrai, tutto si sistema sempre”. E non importa quanto stanca io sia, quanto dolore il mio corpo possa provare, quanto la mia testa si convinca che alla metà non arriverò. Io avanzo. E tutti quei tentativi non fatti nella mia vita, quel niente che ha colmato alcuni anni della mia vita si stanno trasformando in qualcosa. E questo qualcosa è emozionante. È emozionante stare con se stessi, è emozionante vivere alcune situazioni anche se ti fanno dubitare della scelta di iniziare questo cammino. Come i 17km di deserto senza nulla che chiudono questa lunga camminata del 16° giorno. E ciò che mi spaventava di più di questa settimana diventa il momento più bello. L’emozione di vedere la città, di vedere le persone, di sedersi all’ombra, sorseggia una coca cola e fare un tuffo in piscina. L’emozione di una doccia fresca e di quell’ ennesimo panino con salame e fontina strapagato perché si nel nulla. E realizzo che, nonostante tutti i dubbi e le paure, oggi sono a metà del mio






GIORNO 17
L’alba oggi mi illumina di energia. Il sole spunta dalle colline e scalda la mia pelle dal freddo umido. Mi sento felice. Mi sento carica. Sahagun rappresenta il centro geografico esatto del mio cammino. Metà cammino è già passato. Metà cammino è GIÀ passato. Rifletto. I passi diventano malinconici. Ma sono forti, sono fieri. 17 giorni fa guardavo Sahagun ridendo “ma figurati se veramente arrivo fin là”. Figurati. Oggi vado avanti guardando dietro. È inevitabile. Guardo le persone che ho lasciato indietro, guardo ai ricordi con i miei compagni pellegrini con cui ho condiviso tutta la prima parte di questo cammino così emozionante. Mi mancano. Mi guardo indietro e sorrido. Davanti a me nuove persone. Nuovi volti. Nuove storie. Ma è difficile lasciare andare. Ho sempre avuto difficoltà a lasciare andare. Ma ascolto il mio corpo, ascolto la mia anima. Devo lasciare andare per scoprire quella parte di me così spaventata dall’oblio del sentirsi, in un certo senso, sola. Mi ascolto. Mi esploro. Sento che il mio corpo sta entrando in sintonia con la mia mente. Può sembrare scontato, ma non lo è. La sensazione è forte. La sensazione è bella. Vorrei che quest’avventura non finisse mai. Vorrei durasse per sempre. Vorrei. Vorrei. Vorrei. Chiudo gli occhi e provo a non farmi prendere dalla nostalgia. C’è ancora tanta strada da fare, tante persone da conoscere, tanto da scoprire. Quanto è bella la vita? Quanto può essere bella la vita semplicemente cambiando la prospettiva con cui la guardiamo?🌻






GIORNO 18
Le Mesetas regalano un’altra giornata di strade dritte senza nessun tipo di distrazione. Io e Ross allora decidiamo di diventare esperte di ombre cinesi, ma personalmente non penso di aver fatto progressi nei 25km di nulla. Qui tutto diventa distrazione. Una sedia nel nulla. Una piccola salita, dei binari apparentemente abbandonati, o il cartello che indica il (quasi) arrivo in un villaggio, come sempre, nel nulla. Reliegos non ha molto da offrirci, tranne per un piccolo e inaspettato bar e il suo alquanto singolare proprietario. Il signore che lo gestisce passa il suo tempo a giocare a scacchi ubriaco e ballare, e riuscire a ordinare è una sfida vera e propria del cammino. Diciamo che devi essere brava ad attirare la sua attenzione e stare al suo gioco di battute in spagnolo che ovviamente non capisco. Ma, nonostante la monotonia del caldo spagnolo, mentre sono seduta al tavolo rincontro dei compagni pellegrini che non vedevo da giorni, e quel blu del bar diventa, ora, ancora più sgargiante. La compagnia rende sempre tutto più bello. Vorrei fermare questi momenti. Immortalarli per sempre nel mio cuore. È tutto perfetto. È tutto al suo posto. Il fresco della coca cola, il leggero vento in volto, le patatine salate sul tavolo. Oggi penso a tante cose. Mi sento piena. Mi sento viva. Guardo il cielo azzurro, sorrido. Non so per cosa, non so per chi. Sorrido pensando a quanto le Mesetas mi facciano vedere dentro me e nel profondo delle cose. Sorrido. Forse sento qualcosa di diverso in me, o solo vedo solo le cose in modo diverso. Vedo, ora, più colori.🌻






GIORNO 19
Leon è una di quelle mete che mi mette un po’ di preoccupazione. La grande città dopo il nulla di questi giorni passati. L’ultima volta, a Burgos, è stato molto difficile. Ma Leon è ancora più profondamente challenging (?). Riesco a scrivere di Leon solo dopo una settimana. Non so da dove iniziare, se dall’ingresso in città infinito e sfiancante, dal traffico improvviso, dalla quantità di persone in cui mi sento immersa e trascinata, oppure da come la giornata sia improvvisamente diventata una delle più belle grazie alla compagnia dei miei nuovi compagni d’avventura. Le persone sanno sono così comprensive, pazienti e speciali che a volte vorrei esistessero le parole giuste per poter trasmettere quanto io voglia bene ad ognuno di loro. Le mie paure diventano un affrontarle insieme, e i loro momenti di felicità, i miei. Oggi affronto una delle mie ansie più grandi, ma affianco ho dei compagni speciali. E tutto va improvvisamente meglio. La piazza non sembra più così spaventosa, e la marea di gente che si riversa nelle strade di Leon sparisce tra le risate e le buffe conversazione che abbiamo. Merito della birra o merito delle tapas? Probabilmente entrambe, ma sicuramente vi è una forza nell’unione che solo le Mesetas potevano farmi capire. Il deserto appare meno deserto, e leggersi dentro appare più confortevole. Sono giorni molto riflessivi, sento che sto curando una parte di me che sapevo sarebbe uscita su questo cammino. Inspiro ed espiro ogni momento di questa esperienza, assorbendo tutta l’energia positiva che queste persone emanano. Mi ricarico di vita, di felicità. Il sorriso che ho qui è diverso, è sincero. L’unione fa la forza. La giusta unione fa la forza. Non abbiate paura di condividere le vostre paure. Ognuno di noi ha qualcosa da affrontare. Ma quanto è bello farlo insieme?






GIORNO 20
Lascio Leon con una nuova sensazione, quella di volermi prendere qualche momento per camminare nei miei silenzi. Ieri non ho elaborato bene il come e il perché siano ritornate forti certe paure. Cammino. Rifletto. Una delle cose più belle di questo percorso è che puoi prenderti i tuoi spazi e seguire i tuoi tempi in ogni istante della tua vita. Nessuno ti giudica, nessuno si aspetta niente. Sei solo tu e le tue sensazioni. E nel mio pensare e pensare e pensare conosco una ragazza, ucraina, con cui condivido una bellissima parte del cammino di oggi. Lei si chiama Khrystyna ed è una persona fortissima. Mi racconta della sua vita, di perché abbia iniziato il cammino e, tra una risata e l’altra, mi parla della guerra in Ucraina. Non starò qui a raccontare che cosa ci siamo dette. Ma è spaventoso. Il mondo è spaventoso. Le persone sono spaventose. Ma alcune persone sono forti, sono straoridnarie. La forza di Khrystyna è straordinaria. Mentre racconta dei bombardamenti non posso che stare in silenzio senza riuscire a dire una parola. Mi sento impotente. Mi sento…o forse non mi sento. Cerco di immedesimarmi nei suoi racconti, di provare a immaginare io come potrei mai superare una cosa del genere. Ma non riesco. E Khrystyna mi dice una cosa: “Sai Gioia, l’uomo è progettato per poter sopravvivere a quasi qualsiasi situazione”. Rimango impietrita davanti alla mia impotenza e davanti alla sua estrema forza. Vorrei non commuovermi, ma provo tanta rabbia. Ci abbracciamo. Oggi ci diamo forza. Oggi ci godiamo i regali del mondo, con ancor più gratitudine: stiamo sul prato, facciamo la lezione di yoga, ci godiamo la bellissima cena cucinata dagli hospitaleri, cantiamo e suoniamo. Nella sua voce risuona la sua forza. Nei miei occhi, invece, fiumi di pensieri. Io, qui, ora, sono al sicuro, sono assolutamente fortunata. Sono mega fortunata. E ringrazio il mondo per avermi concesso di avere questa fortuna che, troppo spesso, diamo per scontata. E sono, oggi ancor di più, grata alla vita per permettermi anche solo “semplicemente” di vivere.






GIORNO 21
Oggi è successo qualcosa. O meglio, oggi è cambiato qualcosa. Per 20 giorni ho continuato a vedere animali al pascolo senza badare troppo al come e al perché, solo essendo felice di vederli. Ma oggi è successo qualcosa. Durante le prime luci dell’alba troviamo una piccola fattoria con 3 vitelli in piccole gabbie. Ci avviciniamo e uno di loro ci accoglie felice prendendosi tutte le nostre coccole. Gli diamo tutto l’amore del mondo. È cosi bello. È così vivo. È così felice. La sua felicità mi riempie il cuore, ma non so che davanti ai miei occhi ho una piccola grande dimostrazione della brutalità degli allevamenti. Vengo a sapere che quei 3 vitelli erano in quelle piccole gabbie perché dopo la nascita vengono separati dalla madre per poter prendere il latte, per poi venir uccisi. Io mangio carne, sono consapevole che è carne animale, che l’animale viene ucciso. Ma qualcosa in me dopo quell’incontro cambia. La gioia di quel vitello nel prendersi le coccole, la paura di uno degli altri due e il terrore del terzo…mi sento scossa. Potrei io mai uccidere per mangiare? Per tutto questo tempo del cammino impazzivo alla vista degli animali liberi e non. Eppure io sono parte del sistema che li tiene in gabbia. Com’è possibile che possa sentire solo ora questo peso? Essere da giorni nel mezzo delle campagne e degli allevamenti mi fa sentire al centro della macchina brutale del consumo di carne, latte e uova. Passo il resto della giornata a pensarci. Forse dovrei essere una persona più consapevole del fatto che le nostre scelte hanno un impatto. E forse dovrei essere più consapevole di questo impatto. Oggi qualcosa in me è cambiato. Sento di doverne parlare. Sento di dover capire. Il cammino mi stupisce ancora. Rifletto. Penso.






GIORNO 22 e 23
Oggi torno a scrivere nel mio diario. O almeno ci provo. Capita spesso che mi perda nei miei pensieri e le pagine bianche mi spaventino. Come il buio della notte che, oggi, mi spaventa più del previsto. Sembra esserci qualche tipo di correlazione tra il mio non scrivere e la paura del buio. Chissà. Ma cammino. Ammetto che inizio a sentire un po’ la stanchezza mentale del camminare. Ma cammino, nonostante senta qualcosa di diverso in me stamattina. Una delle prime cose che ho pensato è stata “Ma che ci faccio qui? Perché continuo a camminare?”. Ma dopo una lunga chiamata al telefono, mi sento meglio. E oggi il mio corpo spinge. Arrivo, così, ai 37km. So che detta così non sembra particolarmente entusiasmante, ma…mi commuovo. Non avrei dato 1€ al mio corpo, eppure sono qui. E oggi capisco l’importanza vitale della nostra testa. Il corpo può arrivare a traguardi incredibili, eppure senza la testa anche 2km sono una montagna. Sono immensamente grata alle persone che mi supportano oggi. Sono immensamente grata alle persone che mi circondano anche a distanza. Prendono le mie insicurezze e le gettano via, prendono le mie paure e le cucinano alla griglia. Poggio il mio sasso raccolto 22 giorni prima in Francia a Saint-Jean e lo poggio sull’enorme cumulo di pietre degli altri pellegrini. Penso a tutte le persone che mi stanno vicine. Alcuni la chiamano preghiera, altri riflessione, a me piace chiamarlo pensiero. Mi prendo un attimo per ripensare a quanta strada ha fatto con me quel sassolino, nella tasca del mio zaino, a quante volte l’ho ripreso in mano la sera per guardarlo e ricordarmi perché stava con me, e quante volte nei momenti difficili mi abbia dato tutta la forza di cui avevo bisogno. E ora lo lascio lì, nel posto in cui dovevo lasciarlo. Fa strano come un semplice e piccolo sasso acquisisca questa carica emotiva. Fa strano come io sia così vicino a Santiago ora. Oggi il mio corpo è forte, ma penso e rifletto su quanto io sia immensamente fortunata ad avere con me chi mi supporta al massimo durante questo cammino, nonostante la distanza, nonostante le difficoltà. 🫂❤️






GIORNO 24
Sapete quella sensazione di camminare sulle nuvole per un istante? La salita verso O’Cebreiro è una di quelle cose che ti ricordi del cammino, una di quelle che non ti lascia molto fiato, in tutti i sensi. Ma riflettendoci, la difficoltà di quella salita non stava nella salita in sé, ma nel fatto che fosse alla fine di una lunga camminata stancante. E quindi penso: ma perché cammino guardando sempre a quella salita? Perché non mi guardo intorno? Perché non mi fermo per un secondo e mi godo ciò che vedo qui ora? La salita sta lì, sarà lì. Ma io, qui, dove cammino ora, tra 1 passo non ci sarò più. Il fiume scorre a prescindere, sta a me guardarlo. E questa nuova consapevolezza mi turba, come se ora mettessi in discussione l’intera visione del mondo. Il fiume scorre comunque. Sta a me guardarlo, sta a me prendere il tempo di guardarlo nonostante io abbia un obiettivo. Ma poi, cosa è un obiettivo? Qual è il vero obiettivo di oggi, o di ciò che diciamo di voler fare? E la salita appare solo come un dettaglio nella giornata di oggi piena di meraviglia. Probabilmente ci ho lasciato comunque un polmone, ma i miei occhi oggi hanno guardato, hanno osservato e si sono riempiti nuovamente di quella meraviglia che tanto invidio spesso ai bambini o a chi sa guardare oltre. E l’arrivo a O’ Cebreiro ripaga il polmone lasciato al confine con la Galizia. La sensazione di essere piccola e insignificante mi fa sentire bene. Mi fa sentire accolta dal mondo. Perché Ala volte i nostri problemi appaiono così insormontabili. Ma alla fine, noi, siamo solo un soffio nel vento. E il fiume scorre e scorrerà comunque ❤️🏞️






GIORNO 25
Oggi c’è una leggerezza insolita nell’aria. L’alba è incantevole e colora i vasti prati in cui sono immersa. La mia testa è leggera e mi diverto a ballare nei sentieri che percorro con alle spalle il mio solito zaino con la mia solita roba. Sento una pace diversa. Sento una vibrazione particolare. Intorno a me esplodono i colori saturi delle foglie e dei fiori, e il sole è alto nel cielo. Ma le chiome degli alberi mi tengono al fresco. Sembra tutto completo oggi. Sembra che tutto stia andando nel migliore dei modi. Sembra. In cammino è sempre così: una giornata iniziata malissimo può cambiare da un secondo all’altro, ma anche una giornata iniziata nel migliore dei modi può prendere una piega non più felice. È tutto improvviso, è tutto veloce. Un giorno dura un mese. E un mese appare come un anno. Cammino da ore oggi, e cammino da giorni oggi. Senza pause. Senza riposo. E così, percepisco che in me, effettivamente, qualcosa non va più. Oggi cammino da sola, ho la possibilità di ascoltarmi più profondamente. Il mio corpo sta bene, nessun dolore, nessun problema. Ma inizio a essere un po’ stanca mentalmente. Gli ultimi 10km si trasformano in una nuova sfida. È una sensazione strana, quasi fastidiosa: il tuo corpo sta benissimo, è forte, sta bene, ma la testa è stanca. E appena il panorama non offre più mille stimoli e il paesaggio si avvicina sempre più ad un semplice sentiero di asfalto…crolla. Intorno a me nessun pellegrino da ore, i colori sgargianti sono ora sbiaditi dalle nuvole, e intorno a me nulla di interessante. Ma è una sensazione nuova, che sento forse nascere da qualche giorno. E continuo a camminare fino a Samos. Ci penso. Ci ripenso. Che sia forse la routine? O magari non ho più le forze mentali per camminare? Che non abbia più voglia di camminare? Questo mi distrugge. Questo mi spaventa. Cosa farò domani? Come farò domani? Continuerò domani? Lascio che le emozioni fluiscano fuori con il petto pesante. E se davvero non volessi più camminare? Ma chiudo gli occhi per dormire e aspettare di sapere cosa mi offrirà il domani. Sarà un momento, passerà…forse (?).






GIORNO 26 e 27
L’arrivo verso gli ultimi 100km non è come me lo aspettavo. Tutti mi parlano delle gambe che corrono, della mente che arriva alla meta ancor prima di esserci. Ma per me non è così. La nebbia accompagna l’arrivo ai 100km come la stanchezza accompagna le nostre menti dopo una lunga giornata di lavoro. E mi trascino, fin dalla mattina, pensando alla meta. Qualcosa è sicuro che non va più in me. La Galizia è una delle parti più belle del cammino, soprattutto dopo la monotonia delle Mesetas. Ma sembra non bastare, come se la mia testa sia troppo stanca per accorgersi di quanto è bello questo mondo. E guarda sempre più verso il basso, verso i piedi che invece sono forti e potrebbero andare lontani. Mi siedo su una panchina e scrivo. Oggi mi sarei fermata volentieri dopo qualche metro. E la sera vado a letto con una paura pazzesca per la camminata del giorno dopo. Camminata che inizia, ma che rischia di finire ancor prima dell’alba. Non ho mai avuto giorni totalmente negativi come questi. Inizio a camminare alle 6 ma la testa continua a ripetermi basta. E così, in preda allo sconforto, mi siedo su una pietra nel bosco e piango. Per chi ha vissuto il cammino con me sa quanto io sia emotivamente felice. Ma oggi le lacrime sono diverse. Voglio mollare. Porto dentro questa stanchezza da qualche giorno, ne sono stanca. Non ne parlo con nessuno, se non con quello che diventerà l’angelo del cammino di oggi, o del cammino intero. Facciamo una lunghissima chiamata mentre il sole si sveglia timido tra la nebbia. Io voglio mollare. Non sento di poter andare avanti. Il bus sembra la soluzione. Do sfogo a tutta la mia stanchezza impaurita dalla frase “non voglio più camminare”. Ma è così. E ci mettiamo a ragionare su questa cosa mentre inizio nuovamente a muovere i primi passi. Forse è la mancanza di stimoli, o forse è la routine. La chiamata mi svolta la giornata. Come potrei mollare dopo 720km? Come potrei fare questo alla Gioia impaurita di 28 giorni fa, la stessa che si è fidata tanto di me? E così stringo i denti. Penso a tutto il bello successo finora e il cuore sembra riempirsi di nuovo🌻






GIORNO 28 e 29
La giornata di oggi inizia con uno spirito nuovo. Gli ultimi 5 giorni sono stati davvero difficili e stanotte ho avuto modo di riflettere. La nuova alba porta un nuovo mindset. Il tempo si dilata e ritrovo piccole felicità nel guardare i boschi. Cammino nel buio totale per la prima volta. La torcia oggi non mi appartiene. Voglio sentire e assaporare ogni sfumatura delle mie paure. Voglio sentire e assaporare ogni sfumatura di ciò che mi circonda. La nebbia mi riporta al primo giorno di cammino, mi riporta a ricordare le paure del domani. Un domani che per me è oggi. La paura di non farcela mentre guardo le colonnine segnare 20km a Santiago. Sono felice. Sono piena di vita. Come può cambiare la visione delle emozioni in così poco tempo. Ieri volevo mollare, oggi voglio godermi ogni passo di questi ultimi chilometri. Mi fermo spesso, osservo. Chiudo gli occhi per ricordarmi di quanto bello sia quello che sto facendo. Mi emoziono.
Una volta arrivata a O Pedrouzo realizzo. Veramente 20km a Santiago. Domani arrivo davvero a Santiago…DOMANI ARRIVO DAVVERO A SANTIAGO?! Il passo che tengo oggi è uno di quelli che non sai di avere finché non succede qualcosa e cammini. Cammini forte, cammini veloce. È forse questa la spinta finale di cui tanti mi parlavano? Mi esplode il petto per la felicità. I boschi mi rinfrescano nella mia euforia più grande. Tutto oggi sembra sorridermi. E te ne freghi delle masse a centinaia di pellegrini che hanno rovinato la magia del cammino, perché quella magia è di nuovo in te. Porti con te tutte quelle persone meravigliose che hai incontrato, tutti i momenti difficili, e tutti i momenti troppo belli per essere veri. Porti con te così tante cose che senti il petto scoppiare per davvero. E pensi a come una singola persona, tu, possa contenere così tante emozioni vive. E pensi….Domani Santiago. Guardi la mappa, e sembra tutto così meravigliosamente assurdo. Sei grata al mondo, ma dentro di te vorresti che domani non arrivi mai.🤍






GIORNO 30
SIAMO A SANTIAGOOOOOOOO! 30 giorni, 800km, l’intera spagna alle mie spalle. Dalla Francia alla piazza più bella del mondo! Come posso racchiudere tutte le emozioni di oggi in 10 foto e qualche parola?! La piazza di Santiago de Compostela è magica, è unica. La gioia delle persone è viva. Si balla, si canta. Tutti insieme. Qui tutto è felice. La gente arriva saltando dall’emozione. E così arrivo io. Vedere la cattedrale dalla collina rende tutto così meravigliosamente e impossibilmente vero. L’arrivo è surreale, ci metto un po’ a realizzare. Mi sdraio in piazza ridendo insieme ai miei compagni felici quanto me. Le guance fanno male. Le lacrime tante. Mi emoziono. Non sono mai stata tanto seduta in una piazza a guardare cosa succede. Le persone si abbracciano, si rincontrano, piangono. Gli incontri casuali tantissimi. Rivedi persone che pensavi di non vedere mai più. E la felicità si amplifica. Mi esplode il cuore sempre di piu. Vorrei potervi portare con me in quel momento. Vorrei riportarmi in quel momento. Vorrei che quel momento non finisse mai più.






Ho iniziato questo cammino per ritrovarmi, per ritrovare quel qualcosa che nell’ultimo periodo sentivo di aver perso. Ma il cammino mi ha dato molto più di quello che pensavo. Mi ha dato molto più di quello che, pensavo, la vita potesse mai offrirmi. Le persone che ho conosciuto qui hanno reso questo cammino davvero magico e le terrò per sempre nel mio cuore. Ho avuto la possibilità di ascoltarmi, di sentirmi e di affrontare alcuni lati di me su cui lavoro da tempo. L’ansia è stata un mostro grandissimo da cui sono sempre scappata. Ma qui ho dovuto affrontarlo ogni giorno. Ho dovuto elaborare il fatto che da sola posso farcela, che non tutti i nostri pensieri sono veri. Che a volte ci sottovalutiamo e non ci rendiamo conto di quanto il nostro corpo e la nostra testa siano forti. E non importa quanto stanchi siamo, se mettiamo un passo davanti all’altro possiamo andare davvero lontano. Dalle montagne all’oceano. E quindi mi chiedo… allora andiamo a vedere l’oceano? ❤️
Giorno 31 e 32
Piove. È molto ironico: 30 giorni attraversando qualsiasi altitudine possibile e immaginabile per tutta la Spagna e niente, inizia a piovere mentre ci dirigiamo verso l’oceano. Al limite della presa per il culo. Ma a me la pioggia piace veramente un sacco, mi diverte! Con il mio bellissimo poncho non mi ferma più nessuno, tranne la pioggia che entra orizzontalmente allagando qualsiasi indumento io indossi. Come può la pioggia cadere orizzontalmente? Questa è una delle domande più gettonate della giornata. Ma quanto è bella la semplicità della pioggia? Tutti cercano riparo ma noi non possiamo, dobbiamo andare avanti. Fino alla prossima meta. Ma oggi la pioggia mi piace ancora di più. Forse, perché ha un sapore diverso, quello di un nuovo inizio. Sento che il mio cammino è terminato a Santiago. Lì è finito il mio cammino “in solitaria”. Questo è invece l’inizio di un nuovo piccolo cammino con un compagno d’avventure speciale, con cui condividerò i prossimi 100km e le mattine senza colazione perché i bar aprono ALLE 9 (faccia delusa della realizzazione foto 7). Ma non sono sola stamattina. E quindi passiamo queste prime due giornate a ridere e cercare il bello nelle piccole cose: una ragnatela con la rugiada, un fiore sbocciato, un mulino sul fiume e un banchetto che vende mirtilli. Dobbiamo cercare il bello nella vita, è nostro compito cercare la nostra piccola pace, la nostra fetta di felicità. E quindi penso…non è tanto la pioggia di per sé, non è il banchetto di mirtilli, non è nemmeno la sorpresa dei vestiti ancora bagnati la mattina dopo che definiscono com’è e come andrà la giornata, ma è il come affrontiamo le situazioni. C’è chi non ama la pioggia, c’è chi non ama non fare colazione. Però forse, alla fine, è semplicemente il bello di condividere questi piccoli imprevisti che rende il momento speciale, che rende la vita così speciale. Perché, alla fine, la pioggia smetterà di cadere e il sole, prima o poi, tornerà a splendere nel cielo blu.☀️ L’oceano è ormai vicino, e noi non possiamo fare altro che camminare verso la fine del mondo 🌅






GIORNO 33
Se potessi ascoltare queste foto tornerei alle lacrime e alle risate di una felicità immensa. Davanti a me l’oceano. Alle mie spalle l’intera spagna attraversata a piedi. Come può una mente così piccola concepire così tanta grandezza e bellezza? La lunga spiaggia di Finisterre appare come l’arrivo ai confini del mondo. Giù lo zaino, via i vestiti. Ci si tuffa. Non contengo la mia felicità. Non faccio altro che saltare da una parte all’altra. Le guance fanno male e salto nonostante i piedi distrutti. Le scarpe ieri mi hanno abbandonato, e arrivare gli ultimi 30km in infradito ha reso l’arrivo più unico che raro. I piedi fanno male ma non mi interessa. La schiena fa male ma non mi interessa. Corro verso Finisterre con la felicità di scoprire che la vita è una cosa meravigliosa. Che tutto può cambiare in un mese. Tutto ciò che ci spaventa può andare via. Il bagno gelido non riesce a placare le emozioni. È tutto grande, è tutto immenso. Mi batte forte il cuore. Ma camminando verso il faro non concepisco come possa esistere un chilometro 0. E rinnego quella colonnina che ho tanto bramato finché non mi ci siedo vicino. È lì. Sta lì. Vicino a me. Esiste. Non solo esiste, ma l’ho raggiunta letteralmente in infradito. Volevo togliere dalla foto quelle infradito così antiestetiche. Ma come potrei? Hanno resistito anche loro per tutta la Spagna e sono state le mie migliori amiche per l’ultimo giorno del mio cammino. Mi hanno accompagnato con la lentezza che mi ha permesso di godermi ogni ultimo metro verso Finisterre. Oggi è la fine del mio cammino, ma solo quello di Santiago. Perché dopo aver incontrato nuovamente e inaspettatamente i miei compagni, aver sperato in un tramonto che non si è mostrato, e aver passato una delle giornate più emozionanti della mia vita in un ristorante hippie e della musica peculiare, non posso far altro che ricreare questa magia del cammino nella vita di tutti i giorni. E non importa quanto sarà dura, quanto mi mancheranno questi momenti. Io sono viva. Esisto. Respiro. Mi emoziono. Oggi il sole si è mostrato timido ma io continuerò a cercarlo. E chissà se forse, il sole di oggi io l’avevo già trovato❤️🌻






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